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Servizio domiciliare come a Cristo

 

Maria Maddalena, nell'alba della Resurrezione, ri­conosce Cristo celato sotto le sembianze del giar­diniere e grida « Rabboni » , quando Lui la saluta per nome: Maria!

 

Lungo i secoli, anche a noi è dato di scoprire con­tinuamente il volto di Dio, ‑nell'umanità che ci passa accanto e soprattutto di servirlo, attraverso il lavoro che diventa pane per gli affamati, vestito che esce dalla fabbrica dei tessili per rivestire il bimbo, la vergine, l'anziano, la madre: assistenza nel giorno nero, nei Getsemani della vita e del mondo.

 

Martino ha fatto così da catecumeno, dando a Cristo pellegrino metà del suo mantello militare; don Gnocchi ha pensato così quando ha lasciato per testamento la sua cornea a un bimbo cieco; il dr. Schweitzer ha ripetuto il gesto dei santi quando ha lasciato gli ospedali d'Europa per an­dare a Lambarané ad aprire un piccolo ospedale da campo nella foresta, per curare il Cristo negro che non aveva né medici né medicine. E' stata la scoperta di Serapione egiziano che prima dà via il suo pane, poi il suo vestito, infine cede la sua libertà, liberando, col prezzo della sua vendita, uno schiavo; è stato il segreto che Vincenzo de Paoli rivela a Luisa de Marillac quando nel 1600 inventano l'assistenza domiciliare che oggi i Comuni scoprono come vero.

 

Padre Kolbe che cede la sua vita per liberare un prigioniero dalla morte o madre Teresa di Calcutta che si fa madre di tutti gli infelici, rinnovano la loro presenza tra noi quando, qualcuno di noi, con lo stesso spirito, va incontro a Cristo che ha fame, che ha sete, che è nudo, che non da gloria di regni, ma chiede un bicchiere d'acqua perché è senza aiuto, mortificato dagli anni che hanno strappato energia, hanno privato di compiti, hanno reso inutili e soli.

 

Andare dove una madre stressata non basta a dare risposta a una famiglia vicina alla rovina; entrare nei tuguri che l'assistenza pubblica comincia oggi a scoprire, essere ambasciatrice della società che, in noi, col nostro servizio, compie un gesto umile di riparazione forse tardivo, può essere ispirante. Non importa se sarai pagata; nessuno pagherà la pazienza se tu l'avrai; nessuno pagherà l'amore che tu metterai nel servizio, la fede che darà espressioni di simpatia, nonostante che gli assistiti abbiano perduto la freschezza nei lineamenti o il profumo, come i fiori appassiti nell'orto, dei vasi che coltivi sul davanzale. Rendere più conciliante il dovere di madre e di lavoratrice, contribuire a dare vita alla famiglia in crisi, ad allontanare un aborto o una separazione, è servire nell'umanità, il Cristo.

 

A te non deve importare molto ciò che gli altri lasciano mancare nel servizio se non per avvertire più grande la tua responsabilità di rappresentan­za, la tua testimonianza di fede. Il tuo lavoro prende i colori dell'eternità, di luce che non muo­re, quando tu vai, come cristiana, oltre il tempo, quando riesci a vedere con gli occhi dell'anima, la trasfigurazione a cui il Vangelo ti ha abituata e tu sai che il servizio reso a un cittadino assi­stito dal Comune, è per te un gesto compiuto ver­so il Cristo che ami.

 

E' il Cristo che viene da te quando lo ricevi nella Comunione, è il Cristo che ti riceve, quando tu lo servi negli anziani.

E' il Cristo senza mani, senza braccia e coi piedi bruciati che forse hai visto a Casa Serena della Paganella e che è stato comperato al mercato delle pulci di Palermo, il Cristo a cui tu dai mani e piedi, per stringere altre mani, per benedire an­cora, per camminare ancora sulle vie del mondo. Se penserai così al tuo servizio sia che lo svolga nella casa di un ricco o lo rinnovi a servizio dei poveri sotto l'idea della solidarietà umana nella assistenza domiciliare, non come un'elemosina che viene concessa, ma come il sigillo di un diritto acquisito e di un dovere che la società riconosce e onora, come una promozione piuttosto che una umiliazione di chi dipende o di una povertà di chi è privo, tu sarai un'esploratrice di cose che non sono e che verranno.

 

Leone Magno vuole che tu pensi a Cristo che ti dice grazie, quando compi un gesto verso un uomo che ha bisogno; tu imiti Maria, quando nel­l'umanità degli altri, la tua fede ti fa scoprire il Cristo, perché anche lei doveva, nell'umanità di Gesù, riconoscere il Figlio di Dio, nonostante lui avesse bisogno di lei.

E questo esercizio si ripete, quando non ha più né novità né gloria, quando ti obbliga a sentire gli stessi pianti, quando ti porta a curare gli stessi mali, quando ti tenta e ti fa pensare che queste persone hanno bisogno di te e tu provi la soddi­sfazione; gratificante del Samaritano che potreb­be darti l'illusione di essere tu che dai; mentre, nella Fede, sai che sei tu che ricevi, quando pre­sti servizio a Lui.