LA DIRETTIVA DEL VIMINALE

Il "cedolino"  vale quanto il permesso

 

Da qualche settimana, chi ha chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno ha gli stessi diritti di chi ha un permesso ancora valido. Lo stabilisce una direttiva emanata il5 agosto dal mi­nistero dell'Interno. Per legge, la pub­blica amministrazione dovrebbe rinno­vare i permessi entro 20 giorni, ma tutti sanno che questo non accade quasi mai; e finora a pagarne le conseguenze erano gli stranieri. Dal 5 agosto, con la ricevu­ta di atteso rinnovo (il cosiddetto «cedo­lino»), gli immigrati possono cambiare datore di lavoro: finora in molte città po­tevano solo portare a termine i contrat­ti in corso. Possono prendere la paten­a comprare casa,firmare contratti d’affitto, ottenere prestiti o mutui; possono sono immatricolare nuovi mezzi, iscri­versi all'università, avere tutela legale e così via. Basta aver chiesto il rinnovo del permesso prima della scadenza, o co­munque non oltre 60 giorni dopo. A quel punto, tutti i diritti restano in piedi sal­vo il caso di mancato rinnovo o revoca del permesso. Col cedolino si può anche tornare in patria e rientrare in Italia in qualsiasi momento, senza più aspetta­re le circolari estive. In questo caso, co­me in passato, non si può però passare da altri paesi dell'area Schengen (dove un permesso scaduto non è considerato un documento valido). Chi, con il proprio passaporto, già viaggia nei Pae­si Ue senza obbligo di visto (come i cittadini romeni) potrà continuare a farlo.