API-COLF – Roma
cultura 2009
Il Servizio nel collocamento[1]
«Fateci posto nei vostri cuori! A nessuno abbiamo fatto ingiustizia, nessuno abbiamo danneggiato, nessuno abbiamo sfruttato.»[2]
Queste parole dell’Apostolo Paolo, mi sembra, riflettano bene il desiderio di coloro che si accostano a noi per essere collocati, per avere una colf, ma contemporaneamente, danno una linea di condotta ai collocatori.
· Introduzione.
Nel compito assegnatoci, è indispensabile partire dal riconsiderare chi abbiamo innanzi, quando qualcuno si accosta al nostro Ufficio: abbiamo una persona umana!
«Ad essa (persona) compete la massima dignità e libertà, - dice Papa Paolo VI - in quanto l’uomo è creato a immagine di Dio, come attestano le prime stupende pagine della Sacra Scrittura; e, in qualità di immagine di Dio, l’uomo gode realmente di una natura spirituale, sussistente in se stessa, che costituisce un tutto ontologico, aperto alla verità, alla bontà, e alla bellezza, ch’egli cerca per raggiungere la sua perfezione, finché non la trova in Dio, verità, bontà e bellezza assoluta, ove finalmente il suo cuore inquieto riposa (Cfr. S. AUG. Conf. 1, 1). Perciò l’uomo-persona è per noi l’apice di tutto il creato.
Ecco la radice della sua grande dignità, che brilla nella sua spiritualità e nella sua libertà di persona, talché l’uomo non può mai essere considerato un vero strumento da impiegare per l’utilità altrui, come purtroppo sembra talora ignorare l’odierna mentalità tecnologica e politica, dimenticando i valori e i diritti dello spirito umano. È la persona che, inoltre, fonda la vita sociale, entro cui essa persona si espande e si integra; anzi, non si dà vera vita sociale se non si riconosce che il suo fondamento e il suo fine è propriamente la persona umana. L’uomo non è persona per il fatto che è sociale, bensì è sociale perché è persona: i rapporti sociali non sono altro che rapporti tra persone, destinati a procurare il bene comune; pertanto la vita sociale esige un ordine, e un’autorità destinata a garantirlo, che assicurino l’esercizio della libertà, e il pacifico sviluppo dell’intera persona, inserita armoniosamente nella società.»[3]
Suddividerò il mio intervento in tre punti:
1. Accoglienza
2. Ascolto
3. Azione
1. Accoglienza.
L’Apostolo chiede ai Corinzi di fargli posto nei loro cuori: è questa la vera accoglienza! Aprire il proprio cuore affinché l’altro vi entri e vi abiti! E’ quanto chiede la formula del rito matrimoniale: «Io accolgo te!» Per accogliere però sono necessarie alcune virtù che vorrò indicarvi partendo da alcuni atteggiamenti di Gesù che accoglie le varie persone che si accostano a Lui.
«Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e stando dietro, presso i suoi piedi, piangendo cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l`aveva invitato pensò tra sé. "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice". Gesù allora gli disse: "Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, dì pure". "Un creditore aveva due debitori: l`uno gli doveva cinquecento denari, l`altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?". Simone rispose: "Suppongo quello a cui ha condonato di più". Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene". E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m`hai dato l`acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.»[4]
· La prima accoglienza si fa spogliando noi stessi da ogni pregiudizio: “la donna era una peccatrice”, ciò significa che chiunque si accosta a noi non deve essere giudicato né per sua provenienza né per la sua religione; né tanto meno per le sue ricchezze o per i suoi titoli– anche il datore di lavoro: è una persona!
· La seconda virtù è l’umiltà che mette a proprio agio la persona accolta: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice". Essere umili significa farsi toccare dalle imperfezioni, dalla lingua non conosciuta, dall’ignoranza, e – qualche volta – anche dalla presunzione.
La stessa umiltà troverà la dolcezza nel dare le spiegazioni: “Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.” Spiegazioni che soddisfano la persona accolta, che disarmano i sapienti e i prepotenti, che ammorbidiscono il cuore di chi – in necessità – si era accostato a noi con arroganza.
· La terza virtù dell’accoglienza è la gratuità: «Una donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a guarire, gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso di sangue si arrestò. Gesù disse: "Chi mi ha toccato?". Mentre tutti negavano, Pietro disse: "Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia". Ma Gesù disse: "Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me". Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando e, gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto il popolo il motivo per cui l`aveva toccato, e come era stata subito guarita.»[5]
Gesù dona la guarigione, senza neppure sapere a chi la dà né se riceverà un grazie da colei che guarisce: ecco la gratuità non attendersi nulla da chi collochiamo da coloro che ricevono la persona da noi collocata – certamente faremo pagare il giusto compenso stabilito per il servizio svolto – ma mai guardare in tasca per avere un dì più, un piccolo riconoscimento extra che dimostri gratitudine.
· La quarta virtù dell’accoglienza è l’affabilità: il Vangelo di Giovanni ci racconta dell’adultera che i giudei volevano lapidare, ma Gesù interviene e la libera e nel congedarla si rivolge a lei con queste parole: «"Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neanch’io ti condanno; và e d`ora in poi non peccare più"».[6]
Affabilità significa non far pesare le mancanze che qualcuno può commettere nei nostri confronti, non far pesare l’ignoranza per cui il nostro servizio viene scambiato per “AGENZIA” e non per Associazione; affabilità significa anche aprire il cuore all’empatia e alla simpatia affinché da “un incontro fortuito, nasca una comunione d’affetto che porta alla partecipazione associativa”.
2. Ascolto
«Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,
e la
notte era a metà del suo corso,
la tua parola
onnipotente dal cielo,
dal tuo trono regale, guerriero implacabile,
si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, …»[7]
Il silenzio interiore farà in modo che possiamo cogliere anche quanto non espresso dalle parole, ma espresso dai segni del corpo (…. Ricordiamo quanto detto dalla dottoressa Zanchi nell’ultimo incontro).
· «Essa (Marta) aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;»[8]
Per ascoltare è necessario abbandonare ogni altra attività; chi infatti mentre l’altro parla risponde al telefono, scrive o compie un’altra attività – tranne chi è dotato di una capacità di compiere più azioni nello stesso tempo – difficilmente ascolta, difficilmente penetra nell’intimo di colui che espone i propri bisogni.
· «Dopo tre giorni (i genitori di Gesù) lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.»[9]
Ecco un’altra caratteristica dell’ascolto: rivolgere delle domande, è infatti attraverso l’interrogatorio che si potrà formulare un vero giudizio sui bisogni degli altri; è attraverso domande ben mirate che si potranno trovare soluzioni adatte; anche qui il Vangelo ci richiama alla necessità di essere comodi e attenti nell’ascolto … dice “seduto” come aveva detto di Maria “sedutasi” …. La fretta è nemica di ogni ascolto! È vero in ufficio vi sono tante cose da fare, c’è tanta gente che ha fretta, ma il vero ascolto è nemico di ogni fretta e di ogni moltitudine …. Pilato non poté ascoltare la moglie che gli diceva che Gesù era innocente[10] perché … era pressato dalla moltitudine della gente che pressava per essere ascoltata … non sia così per voi: condannare qualcuno perché non siete stati capaci d’ascolto!
· Gesù, a coloro che l’accusavano di non rispettare il sabato, disse io «giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.»[11] Vi auguro che il vostro agire sia simile a quello di Gesù: giudicare secondo ciò che ascoltate e agire secondo il volere di colui che vi ha dato il mandato di collocatori: il Ministero del Lavoro prima e l’Associazione, poi!
3. Azione
Dopo che il cuore ha accolto e l’intelligenza ha ascoltato, giunge il momento dell’azione.
Ogni azione per essere ben fatta necessita delle condizioni indispensabili. Ne enumero qualcuna:
· Conoscenza delle norme legislative che regolano il collocamento
· Conoscenza del CCNL affinché si diano le giuste indicazioni per i diritti/doveri delle due parti
· Conoscenza delle norme previdenziali e la capacità di spiegare il sistema del versamento dei contributi (es. come fare per determinare le settimane lavorate, la paga oraria e il relativo importo da versare).
Per tutto questo non c’è bisogno che io vi dia delle spiegazioni … Potete essermi maestri, ma se qualcuno ancora si trova in difficoltà – soprattutto per la determinazione delle settimane e dell’importo della paga oraria, alla conclusione della relazione si potrà fare qualche esempio pratico.
· Adesso mi preme dare alcune norme etiche di comportamento affinché il servizio sia reso nel migliore dei modi. Quando ero in seminario i miei superiori mi costituirono guida di un gruppo di 25 ragazzi; ero inesperto e impacciato per questo mi rivolsi ad un anziano sacerdote affinché fosse lui a darmi una guida per non sbagliare.
Lui mi accolse e mi disse: “comportati con i ragazzi come si comporta il celebrante con Gesù Eucaristia e cioè:
1. Indossa la veste bianca;
2. indossa la stola;
3. prende Gesù con due dita …. E mi spiegò:
Indossare la veste bianca significa avere la retta intenzione in tutto ciò che si dice o si compie.
· Retta intenzione per voi significa cercare il vero bene delle persone che collocate e il vero bene delle persone dove vanno collocate.
· Avere la retta intenzione significa non cercare alcuna utilità personale che possa derivare dal collocamento (es. piccoli omaggi da parte delle colf o piccoli fiori da parte dei datori di lavoro).
· Avere retta intenzione significa non privilegiare l’uno a discapito dell’altro forse perché più simpatico o più …. benevolo nei nostri confronti.
· Indossare la stola significa avere autorevolezza
· nei confronti dei datori di lavoro e delle colf quindi non sottostare a dei sotterfugi per evadere qualche legge o qualche norma …. Non chiudere un occhio!
· significa non farsi commuovere da chi non può essere collocato perché incapace di rendere il giusto servizio o perché non ha buone referenze.
· significa non tentennare nel dare le spiegazioni o nel fornire dettagli relativi alle leggi o l’applicazione del CCNL, quindi non farsi trascinare in interpretazioni più favorevoli all’uno o all’altro pur di “guadagnare il cliente”.
· Infine usare le due dita significa usare la massima delicatezza
· Nel parlare, quindi mai usare espressioni che possono provocare la suscettibilità delle persone con cui trattiamo oppure offenderle con un linguaggio non consono al nostro credo nella dignità della persona umana.
· Nell’indicare la giustezza nell’osservanza della legge (compresa quella che richiede che ciascuno faccia la dichiarazione dei redditi o versi i giusti contributi).
· Due dita per evitare confidenze inopportune o giudizi riguardanti altre colf o datori di lavoro.
· Due dita, infine per non lasciar scoprire confidenze o conoscenze ricevute o scoperte a motivo del nostro servizio (ricordiamo che anche per voi esiste il segreto professionale!).
4. Prima di concludere
Mi preme esprimere un ulteriore pensiero circa le sorti del futuro dell’Associazione: in passato ogni associato ed ogni dirigente si sentiva impegnato ad aumentare il numero degli associati, reputava un grande onore inviare delle persone ai corsi di formazione a Fai della Paganella, così come viveva la spinta agli incontri provinciali come una missione necessaria per la crescita di nuovi membri e dirigenti agli ideali Api-Colf.
Oggi, le situazioni sono cambiate, moltissimi di voi hanno famiglia e quindi si fa sempre più difficile impegnarsi anche la domenica per organizzare degli incontri formativi o ricreativi; il servizio in Ufficio è sempre più pressante e il tempo sempre più stretto per avere la possibilità di “conquistare nuovi membri” che condividono l’ideale, ma … se ciascuno di voi non riuscirà a trovare tempo e modo per creare nuovi dirigenti, per creare motivi d’incontro … il futuro sarà sì un futuro florido per i servizi ma povero per gli ideali di promozione, formazione, sindacalizzazione ecc. dei collaboratori familiari.
L’Associazione – voi lo sapete bene – è nata per “dare un servizio di figli di Dio a figli di Dio”, come ci disse il Beato Papa Giovanni XXIII, ma come si vivrà da figli di Dio, se nessuno ricorda ciò?
L’Associazione si regge nell’ideale – che voi avete – ma come si trasmetterà quest’ideale se non si avrà tempo per farlo?
Vi supplico: tornando a casa e al vostro servizio, riflettete su quest’ultimo punto!
Ci attendono due date importanti: La giornata nazionale con il pellegrinaggio alla tomba di Santa Zita il 25 e il 26 aprile prossimo e il corso di formazione a Rocca di Papa per il 10-16 maggio p. v. avremo e avrete l’orgoglio di essere numerosi nelle due manifestazioni? Per la prima data forse è più facile, ma per la seconda se … non si pesca e non si raccoglie tra coloro che vi frequentano … sarà più difficile … mi auguro di essere smentito!
5. Conclusione
Dirvi grazie per l’impegno profuso nel vostro servizio è per me un misero gesto, il vero grazie sarà quello del Signore Gesù che, fin da ora, vi ripete: «bene servo buono e fedele, entra nel gaudio del Tuo Signore, perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero carcerato e siete venuti a liberarmi!»[12]
Voi vi domanderete: quando abbiamo fatto questo?
E Gesù vi risponde:
[1] Relazione di Don Giovanni Celi all’incontro incaricati collocamento – Bologna 19/01/2009
[2] 2 Corinti: 7, 2
[3] Paolo VI: Discorso ai partecipanti al II Congresso internazionale di Diritto Canonico – Roma 17 settembre 1973
[4] Luca: 7,36-46
[5] Luca 8, 43-47
[6] Giovanni 8, 10-11
[7] Sapienza 18, 14-15
[8] Luca 10,39
[9] Luca 2,26
[10] cf. Matt. 27,19
[11] Giovanni 5,30
[12] Matt. 25,35