Non
siamo di fronte a un rudere, siamo vicini a qualcuno che ama, che piange, che
prega, che ricorda, che spera.
Non è vero che non possiamo fare più nulla con lui; anche se è triste riconoscere le devastazioni degli anni. Noi possiamo esser contagiati dal nostro mondo che esalta l'efficienza e dimentica e butta ciò che non conta più, ciò che è vecchio, superato. E' impressionante constatare che nelle case di riposo, o nelle visite, possiamo fare il callo ai suoi mali. Qualcuno ha detto che non c'è posto per l'anziano sotto i grattacieli; per questo, coloro che, ogni giorno, sono chiamati a vederli, a visitarli, ad ascoltarli, a servirli debbono fare rifornimento di pensieri e di verità, rinnovarsi nel rispetto che è loro dovuto.
Dio
non fa come noi: rispetta l'anziano, perché davanti a lui conta più l'essere
dell'avere. A qualunque età, l'uomo è sempre fatto a immagine di Dio, è suo
erede. Dio ha mandato per lui Suo Figlio, a salvarlo; gli ha dato un angelo,
puro spirito, perché l'accompagni lungo il viaggio, fino a casa, come una
guardia del corpo. La società lo può dimenticare, come una moneta fuori corso,
Dio gli lascia la Sua grazia, il Suo valore, la Sua amicizia, la Sua libertà
interiore, il suo diritto alla verità, la sua dignità, anche se, privandolo di
alcuni doni esteriori, lo prepara a un distacco da ciò che passa, per dargli
il premio che i ladri e le tarme e la ruggine non possono né rapire né
impoverire.
Anche se smemora, anche se non produce più, anche se resta
muto nel suo angolo, anche se non ha più potere perché come Giobbe è abbandonato
da tutti, anche se è sordo, guardalo bene: Dio reputa fatto a Sé ciò che noi
faremo a lui. Può avere gli occhi spenti, la barba non rasata, gli abiti
laceri, può essere stato dimenticato dai figli: è sempre un uomo, una persona
umana; merita rispetto; ha diritto alla sua dignità, vale più di una banca,
anche se deve vivere con la pensione sociale.
Vicino
a lui, puoi sentirti una samaritana: le botte, a volte, le ha ricevute tutte
al di dentro. Un giorno era giovane, aveva il passo elastico, sfidava la
bufera; oggi è curvo, teme una bava di vento che si insinua in una fessura; un
giorno, col suo lavoro manteneva una famiglia intera, oggi deve ricevere,
sopporta l'umiliazione di dover dipendere. Per questo merita più rispetto: ha
bisogno di te.
Ogni limitazione, come una ferita, dovrebbe richiamare un bacio.
Chi
l'assiste deve svolgere il ruolo dell'occhio che non vede, del figlio lontano,
che non si ricorda, che non ritorna. Se è rimasto solo, merita più attenzione,
perché più invalido. Ogni disadattamento che abbassa il suo tono e il suo umore non deve
essere sorpassato senza
nota, perché sarebbe come superare il corpo piagato del poveretto assalito dai
banditi sulla via di Gerico.
Un’assistente
geriatrica, che, entrando in casa di un anziano, pensasse di avere svolto il
suo lavoro, rassettando il letto, curando l'igiene dell'ambiente pensasse più
ai mobili, alle cose sue che a lui non merita di essere iscritta all'albo.
Spesso rispetto non significa neppure
chinarsi sulle piaghe, basta avere un momento per ascoltarlo fermarsi, per rispondere con un sorriso, una
promessa di ritorno, con una osservazione di speranza.
Non
ha rispetto chi non considera, chi non arriva a gustare la sua compagnia; chi
ha fretta; chi violenta, chi risponde in malo modo; chi da torto in cose
discutibili; chi rifiuta di ascoltare le solite storie; chi cambia posto agli
oggetti che gli sono cari; chi offre motivo per rimpianti; chi non pensa alle
sue feste, agli anniversari; chi non tiene i segreti e le confidenze; chi
irride, chi non fa credito; chi scoraggia; chi condanna; chi gli riconosce il
diritto delle sue scelte d'ogni giorno; chi non gli rivolge un saluto, col
titolo era suo. L'anziano ha bisogno di gratificazione liberatoria; gode se
qualcuno ha ancora bisogno di lui; cerca sicurezza. Il rispetto parte da questi
riconoscimenti, e assume una dimensione di infinito, quando un cristiano pensa
che Cristo ritiene fatto a Sé, ciò che noi facciamo al più piccolo di loro.
Allora il rispetto diventa venerazione e noi ci domandiamo se siamo degni di
incontrarlo.