L’Associazione si è prodigata perché la
cooperative nascessero e avessero gli strumenti adatti
Introduzione.
E' difficile, oggi, parlare su che cosa chiede l’Api-colf alle cooperative, dopo che per oltre quindici anni si è tentato di dare suggerimenti e indicare percorsi affinché il nostro modo di essere cooperativa potesse rispondere alle esigenze delle persone assistite e ai bisogni degli assistenti, anche nell’ultimo incontro organizzato dal CON-FAI (9/11 febbraio 1996) si è data una lettura attuale della nostra presenza.
Questa sfida culturale non è ancora finita, potremmo addirittura dire che non è arrivata neppure a metà della propria strada.
A questo punto, prima di continuare sul discorso formativo, non tanto in senso professionale, ma piuttosto in senso etico, vale la pena fare un breve accenno a quello che è lo scopo fondamentale per cui l’Associazione esiste e per cui continua a battersi: la liberazione di tutti coloro che compiono il servizio alla famiglia! la restituzione di dignità alle migliaia e migliaia di collaboratori familiari, che vedono la loro opera ancora poco riconosciuta, poco rispettata.
Principi morali che, secondo il nostro credo, vedono nell’altro il proprio fratello, vedono il Cristo che chiama attraverso gli affamati e gli assetati; attraverso quanti sono senza abiti per vestirsi; attraverso i malati (cf. Matt. 25,31-46). Lui è lì; in tutti loro si può scorgere la voce e il volto di Cristo.
A quest’aspetto dell’assistenza desideriamo richiamare tutte le cooperative, ma soprattutto i gestori della finanza pubblica affinché il servizio sia reso alla generalità dei cittadini chiamando, coloro che possono, alla compartecipazione della spesa. E' in questo senso vanno lette le parole di Giovanni Paolo II, rivolte ai convegnisti di Palermo:«ci è doveroso ricordare a tutti che lo stato di diritto, una genuina democrazia e anche una bene ordinata economia di mercato non possono prosperare se non facendo riferimento a ciò che è dovuto all’uomo perché è uomo»[29].
Sono queste risorse umane che non debbono essere mortificate nei bandi di concorso per le convenzioni; sono questi diritti alla giusta remunerazione che non possono essere mortificati da una politica finanziaria o clientelare tendente al cambio di cooperativa facendo leva unicamente sul parametro dell’offerta al ribasso.
Contro tali cooperative desideriamo richiamare la vigilanza degli organi nazionali così come desideriamo sollecitare i pubblici funzionari degli Enti locali ad essere più oculati nell’esaminare la documentazione presentata da questi imprenditori di lacrime.
«Prima di concludere vorrei fare una breve riflessione sulla responsabilità verso voi stessi e verso le vostre famiglie.
E’ certo che molti di voi sono spinti, nel proprio lavoro, da un sincero desiderio di servire. Ma è altrettanto certo che potete essere insidiati da un grave pericolo: la sottomissione ai beni terreni, l’affanno del guadagno esclusivo - unito di solito alla sete di potere - ad ogni prezzo. Quando si cede a questa tentazione, compare un materialismo crasso e, nello stesso tempo, la radicale insoddisfazione che l’uomo prova quando cerca di spegnere la sua sete di bene infinito attraverso creature materiali.
D’altra parte, non di rado questa ambizione disordinata si traduce anche in una certa trascuratezza della vita familiare e dell’educazione dei figli. Se ciò non viene avvertito e risolto, si può giungere ad autentiche crisi nel matrimonio e nella vita dei figli.
Ecco qui dunque un nuovo appello di Cristo: la famiglia esige qualcosa di più del tenore elevato di vita che potete offrirle; richiede la vostra presenza, il vostro affetto, il vostro sincero interesse di marito e di padre o di moglie e di madre.
Desidero
concludere il nostro incontro - continua il Papa - con le parole del Signore:
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno
date in aggiunta. La coscienza di essere artefici di una società più giusta,
pacifica e fraterna, ripagherà abbondantemente il vostro lavoro e il vostro
zelo verso i più bisognosi.»[32]
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[25] - Relazione tenuta da Don Giovanni Celi al seminario di Bologna del 8 maggio 1996
[26] - I fatti di cronaca anche recenti di anziani maltrattati o fatti morire con la pratica dell’eutanasia attiva, di handicappati seviziati (vedi Il Messaggero di Roma del 4.5.1996), ci danno triste conferma che l’uomo non vale più per se stesso, ma diventa strumento del proprio sostentamento. L’uomo non è più uomo, ma strumento di una logica perversa di utilitarismo goliardico oppure economico.
[27] - cf. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Christifideles laici (1988), n. 34 «Interi paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti e capaci di dar origine a comunità di fede viva e operosa, sono ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati, dal continuo diffondersi dell’indifferentismo, del secolarismo e dell’ateismo. [ ...] In altre regioni o nazioni, invece, si conservano tuttora molto vive tradizioni di pietà e di religione popolare cristiana; ma questo patrimonio morale e spirituale rischia oggi di essere disperso sotto l’impatto di molteplici processi [...]. Certamente urge dovunque rifare il tessuto cristiano della società umana.»
[28] - C. Ruini, Intervento conclusivo al Convegno di Palermo 1995, n. 6
[29] - Giovanni Paolo II: Discorso al Convegno di Palermo, n. 8; 23.11.1996; in Regno-Doc. 21/95 pag. 670
[30] - termine ancora sentito nell’ultima campagna elettorale.
[31] - G. Saldarini, Convegno di Palermo: Chiamati alla perfezione della carità per rinnovare la società alla luce del Vangelo, n. 5, in Il Regno-doc. 21/95 pag. 651
[32] - Giovanni Paolo II: Discorso agli imprenditori; Durango (Messico) 9 maggio 1990 n.8; in Regno-doc. 13/90 pag. 387.