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PREMESSA IDEOLOGICA:
Nel 1999, il Sindacato Federcolf tenne a Roma il suo 12 Congresso Nazionale, con il tema: Verso il 2000: un sindacato per la difesa dei diritti civili dei lavoratori a servizi dell’uomo. Durante la Tavola rotonda per discutere i vari punti e le strategie per avviare un organismo per la tutela dei diritti civili,il moderatore della tavola rotonda, avvocato Armando Montemarano, tra l’altro ebbe a dire:
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« - È un diritto civile quello alla salute, che comprende il diritto alla sicurezza del lavoro (si pensi all'importantissimo ruolo attribuito al Sindacato dalla riforma entrata in vigore quest'anno), al risarcimento dei danni biologici, alla tutela contro gli infortuni e gli incidenti, alla difesa del consumatore contro i danni da prodotto, all'effettività delle cure imposta dall'art. 32 Cost. - È un diritto civile quello al domicilio, la cui inviolabilità è sancita dall'art. 14 Cost. e che comprende il diritto alla casa, inteso come diritto a vivere in un alloggio dignitoso e a prezzo equo. - È un diritto civile quello all'istruzione, che comprende il diritto alla formazione professionale e più in generale, come afferma l'art. 34 Cost., il diritto dei capaci e meritevoli a che siano loro forniti i mezzi economici per effettuare gli studi. - È un diritto civile quello alla sicurezza sociale, che comprende il diritto, sancito dall'art. 38 Cost., a che siano provveduti mezzi di sostentamento per i malati (si pensi all'iniqua esclusione dei collaboratori familiari dall'indennità di malattia), per gli anziani (si pensi alla piaga dell'evasione contributiva che affligge la collaborazione familiare, riducendo al minimo la protezione pensionistica dei lavoratori a servizio dell'uomo), per gli invalidi (si pensi alla relativa limitatezza dei servizi di assistenza domiciliare ai portatori di handicap ed alla perdurante esclusione di questi ultimi dalla maggior parte dei programmi di avviamento professionale). - È un diritto civile quello alla libertà di migrazione interna, che comprende il diritto di soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio, svolgendovi il proprio lavoro (si pensi agli ostacoli che qualche Regione frappone al riconoscimento dell'attestato di qualifica rilasciato da Regione diversa, che è invece la premessa indispensabile per consentire, di fatto, all'assistente domiciliare la migrazione interna, garantita dall'art. 16 Cost.). - È un diritto civile quello alla libertà di impresa, che comprende il diritto dei lavoratori all'attribuzione della conduzione diretta di imprese erogatrici di servizi pubblici essenziali (lo impone l'inattuato art. 43 Cost.: perché mai l'assistenza domiciliare non potrebbe essere gestita direttamente da comunità di assistenti?), al sostegno alla cooperazione (le cooperative di collaborazione familiare e di assistenza domiciliare dovrebbero invocare più spesso l'art. 45 Cost.), alla partecipazione alla gestione delle imprese (art. 46 Cost. consente al Sindacato di impegnarsi per il riconoscimento del diritto dei lavoratori a cogestire le aziende, da cui non vanno certo escluse quelle che operano quali strutture tutelari). - È un diritto civile quello dello straniero all'inviolabilità dei diritti dell'uomo (art. 2 Cost.) ed alla pari dignità sociale (art. 3 Cost.), in conformità delle leggi interne ed internazionali (art. 10 Cost.). La Federcolf è forse l'unico Sindacato italiano a contare più iscritti esteri che italiani ed è stata sempre all'avanguardia nella difesa dei diritti dei lavoratori extracomunitari. Dal 1° gennaio di quest'anno è entrata in vigore la riforma del diritto internazionale privato: può essere l'occasione per ampliare la sfera di tutela dei diritti di coloro che non hanno cittadinanza italiana e, con la forza che deriva dal lottare fin dalla sua fondazione per la garanzia di questi diritti, per rafforzare l'impegno anche nel sollecitare quand'è il caso, da parte dei lavoratori esteri, l'adempimento dei doveri che di quegli stessi diritti sono ineliminabilmente corrispettivi. - È un diritto civile quello alla libertà di azione giudiziaria; grande funzione sociale del Sindacato è stata quella di rendere effettivo a tutti i lavoratori l'accesso alla giustizia del lavoro; sarebbe prezioso rendere ora effettivo l'accesso alla giustizia in modo totale, organizzando servizi di assistenza legale completa, che rendano pieno il diritto sancito dall'art. 24 Cost., secondo cui tutti devono poter agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. Secondo il filosofo inglese Bentham, la maggiore felicità del maggior numero di persone è il fondamento della morale e della legislazione. Ma la legislazione che voglia perseguire il bene comune non può ispirarsi ad un'etica fondata sulla disparità, sulla discriminazione, sul trattamento difforme di situazioni uguali: vale a dire su ciò che, da sempre, è sinonimo di ingiustizia. Ecco a cosa può servire il Sindacato; e soprattutto il Sindacato cattolico. Nello stato dell'evoluzione tecnologica e nell'assetto attuale del mercato del lavoro interno e internazionale il Sindacato non potrà più tutelare con efficacia i diritti e gli interessi dei lavoratori, se non si farà carico di tutelare i loro diritti civili. Si pensi all'evoluzione tecnologica. La «classe lavoratrice» non esiste più. L'evoluzione della scienza ha spazzato via, almeno nel mondo industrializzato, la contrapposizione tra lavoro e capitale; l'evoluzione della storia ha spazzato via la contrapposizione tra lavoratori e capitalisti. Certo: continuano ad esservi i ricchi e i poveri, i potenti e i deboli, gli sfruttatori e gli oppressi. Ma i confini non sono più segnati dalle classi; ammesso ‑ ed assolutamente non concesso ‑ che sia mai stato così. Chi oggi è lavoratore dipendente quasi sicuramente non lavorerà per sempre, non lavorerà sempre nello stesso posto, non farà sempre lo stesso lavoro; chi oggi non è lavoratore dipendente (perché studia, perché si forma professionalmente, perché si aggiorna, perché dedito ad attività autonome, perché occupato nel sommerso o disoccupato) potrebbe lavorare domani, magari al posto di chi oggi è occupato. Pensare di edificare le formazioni sociali attorno agli interessi e non ai valori significa, nel nuovo assetto del mondo del lavoro, predisporle alla disgregazione, proprio perché gli interessi non possono più fungere da collante …..»
A seguito a quel Congresso, L’Api-Colf, la Federcolf, lo Studio Montemarano e due privati cittadini, diedero vita al Soccorso Cristiano per i Diritti Civili Maria Bombaci Onlus. STATUTO Art. 1 È costituita un’associazione denominata «Soccorso Cristiano per i Diritti Civili Onlus - Maria Bombaci», in forma breve «Soccorso Cristiano Onlus». L’Associazione assume nella denominazione l’acronimo «onlus», quale propria qualificazione di organizzazione non lucrativa di utilità sociale, a costituirne segno distintivo e, a tale scopo, l’acronimo stesso, ovvero la locuzione «organizzazione non lucrativa di utilità sociale», deve essere inserito in ogni comunicazione della medesima con i terzi. Art. 2 L’Associazione non ha fini di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale nel settore della tutela dei diritti civili e, se funzionale ad una migliore tutela, dell’assistenza sociale e socio-sanitaria. L’Associazione intende concorrere – attraverso l’affermazione dei diritti civili delle persone e la difesa dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in campo, economico, sociale e culturale – all’attuazione del Magistero sociale della Chiesa cattolica, nel convincimento che nessun diritto umano è sicuro se non è assicurata la tutela di tutti i diritti. L’Associazione ispira la sua azione al principio secondo cui non deve essere dato per carità ciò che spetta per giustizia e ricerca la collaborazione di ogni forza sociale per promuovere una cultura dei diritti civili che investa le coscienze. Art. 3 L’Associazione non può effettuare prestazioni di servizi né cessioni di beni nei confronti di soci, associati o partecipanti, dei componenti degli organi amministrativi e di controllo, di coloro che a qualsiasi titolo operino per l’Associazione stessa o ne facciano comunque parte, dei soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore dell’Associazione, dei loro parenti entro il terzo grado e loro affini entro il secondo grado, nonché delle società da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate. Le prestazioni di servizi e le cessioni dei beni effettuate istituzionalmente dall’Associazione devono riguardare la tutela dei diritti civili, l’assistenza sociale e l’assistenza socio-sanitaria ed essere dirette ad arrecare benefìci a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari, nonché a componenti di collettività estere, limitatamente a quanto previsto dalla legislazione vigente. È fatto divieto all’Associazione di svolgere attività diverse da quelle sopra elencate. L’esercizio di attività direttamente connesse a quelle istituzionali, ovvero accessorie per natura a quelle statutarie istituzionali, in quanto integrative delle stesse, è tuttavia consentito a condizione che, in ciascun esercizio e nell’ambito di ciascuno dei settori della tutela dei diritti civili e dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, le stesse non siano prevalenti rispetto a quelle istituzionali e che i relativi proventi non superino la quota percentuale delle spese complessive dell’Associazione determinata dalla legge. Art. 4 L’Associazione ha sede in Roma, alla via Urbano II n. 41/a. Il Consiglio Direttivo potrà deliberare l’apertura di sedi periferiche e di uffici in tutti i Comuni d’Italia. Art. 5 Il patrimonio dell’Associazione è formato: a) dalle quote sociali; b) dagli eventuali contributi volontari degli associati, che potranno anche essere richiesti in relazione alle necessità ed al funzionamento dell’Associazione; c) dai contributi di enti pubblici e di altre persone fisiche e giuridiche[1]; d) da eventuali acquisti, erogazioni, donazioni, successioni, legati e lasciti; e) da eventuali entrate per servizi prestati dall’Associazione. Art. 6 Possono essere associati dell’Associazione tutti coloro – persone fisiche, giuridiche, associazioni ed enti – che ne condividono gli scopi. L’acquisizione della qualità di associato si realizza con la deliberazione del Consiglio Direttivo di ammissione all’Associazione, a seguito di domanda motivata. All’atto dell’ammissione ciascun associato deve versare la quota associativa annualmente eventualmente stabilita dal Consiglio Direttivo. Gli associati che non avranno presentato per iscritto le proprie dimissioni entro il 30 ottobre di ogni anno saranno considerati associati anche per l’anno successivo ed obbligati al versamento della quota annuale di associazione eventualmente stabilita dal Consiglio Direttivo. Il contributo associativo è intrasmissibile, ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte, e non è rivalutabile. Tra gli associati vige una disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative: è espressamente esclusa la temporaneità della partecipazione alla vita associativa. Art. 7 La qualità di associato si perde per decesso, dimissioni, o esclusione. L’esclusione è deliberata dal Consiglio Direttivo con deliberazione motivata per lo svolgimento di attività in contrasto o concorrenza con quella della Associazione, ovvero qualora il socio non ottemperi alle disposizioni statutarie o dei regolamenti o alle deliberazioni assembleari o del Consiglio Direttivo. Il provvedimento di esclusione deve essere comunicato all’associato dichiarato decaduto il quale, entro trenta giorni da tale comunicazione, può ricorrere all’assemblea mediante piego raccomandato con avviso di ricevimento inviato al Presidente dell’Associazione. Art. 8 Sono organi dell’Associazione: l’Assemblea degli associati, il Consiglio Direttivo, il Segretario Amministrativo, il Presidente. Art. 9 L’Assemblea degli associati, convocata dal Presidente dell’Associazione ovvero dal Consiglio Direttivo almeno una volta all’anno: — elegge il Presidente dell’Associazione, il Segretario amministrativo e gli altri membri del Consiglio Direttivo, che durano in carica quattro anni; — approva le modifiche allo Statuto; — delibera l’indirizzo generale dell’attività dell’Associazione; — delibera su tutti gli argomenti posti all’ordine del giorno dal Presidente o dal Consiglio Direttivo; — nomina il Presidente della Consulta giuridica; — discute ed approva annualmente il rendiconto economico e finanziario presentato dal Segretario Amministrativo. Per la validità della costituzione dell’Assemblea degli associati e delle sue deliberazioni in prima convocazione è necessario che siano presenti o rappresentati per delega scritta almeno la metà degli associati e le deliberazioni saranno prese a maggioranza dei voti di presenti. Nel caso di seconda convocazione, l’Assemblea sarà valida qualunque sia il numero dei soci presenti o rappresentati per delega scritta e delibererà a maggioranza dei voti dei presenti. Per le deliberazioni concernenti le modifiche allo Statuto sarà tuttavia necessario il voto favorevole di almeno due terzi degli associati. L’Assemblea è convocata mediante avviso scritto inviato a ciascun associato almeno otto giorni prima di quello fissato per l’adunanza; ogni associato può farsi rappresentare da altro associato; tuttavia nessun associato può rappresentare più di altri due associati. Ciascun associato ha diritto ad un voto. L’Assemblea degli associati, con deliberazione adottata con le maggioranze necessarie per la sua prima convocazione, può revocare in ogni momento l’attribuzione di qualunque carica. Art. 10 Il Consiglio Direttivo, convocato almeno tre volte all’anno dal Presidente dell’Associazione o, in difetto, dalla maggioranza dei suoi membri, è composto di un numero variabile di membri, da un minimo di tre ad un massimo di nove compresi il Presidente ed il Segretario amministrativo, secondo quanto deliberato dall’Assemblea degli associati all’atto della nomina; delibera validamente se interviene alla riunione almeno la metà più uno dei suoi componenti, con il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti; in caso di parità nelle votazioni, prevale il voto del Presidente. Il Consiglio Direttivo: — conferisce eventualmente l’incarico di Direttore Generale; — emana le norme regolamentari sul funzionamento degli uffici; — provvede collegialmente all’attuazione delle deliberazioni dell’Assemblea degli associati; — determina l’ammontare delle eventuali quote associative annuali; — determina l’ammontare delle quote di servizio dovute dai partecipanti; — stabilisce le modalità per il reperimento dei fondi necessari per le spese ordinarie e straordinarie di gestione; — designa i rappresentanti dell’Associazione negli organismi nei quali essa è chiamata a nominare propri membri; — delibera sull’esclusione degli associati; — adempie a qualsiasi mandato gli venga affidato dall’Assemblea degli associati; — nomina consigli scientifici ed ogni altro organismo consultivo che reputi necessario per le attività dell’Associazione, stabilendone mansioni ed eventuali compensi, tenuto conto del disposto di cui all’art. 10, comma 6, lett. e), dell’art. 10 D. Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, nonché delle altre limitazioni e condizioni di legge; — delibera i criteri di impiego delle quote associative e di partecipazione, nonché dei corrispettivi dei servizi resi in attuazione diretta degli scopi istituzionali; — convoca l’Assemblea degli associati. Il Consiglio Direttivo potrà eleggere, se lo reputasse opportuno, un Vice Presidente dell’Associazione. Qualora durante il mandato venissero a mancare uno o più membri del Consiglio Direttivo, il Consiglio stesso coopterà altri membri in sostituzione dei membri mancati; i membri cooptati dureranno in carica fino alla prima Assemblea degli associati, la quale potrà confermarli in carica fino alla scadenza del Consiglio Direttivo che li ha cooptati. Il Consiglio Direttivo è comunque investito di tutti i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione inerenti alla gestione dell’Associazione, ad eccezione di quelli che la legge o lo Statuto riservano all’Assemblea degli associati. Il Consiglio Direttivo potrà compilare un regolamento per disciplinare ed organizzare l’attività dell’Associazione, che dovrà essere sottoposto all’Assemblea degli associati per la sua approvazione. Il Consiglio Direttivo è convocato almeno otto giorni prima della riunione, mediante comunicazione scritta; in caso di urgenza la convocazione potrà essere fatta mediante invio di fax, di e-mail o di telegramma inoltrati almeno due giorni prima della data prevista per la riunione. Anche in mancanza di convocazione le riunioni sono validamente costituite con l’intervento di tutti i componenti del Consiglio. Ha diritto di partecipare senza diritto di voto alle riunioni del Consiglio Direttivo e di esservi convocato il Presidente della Consulta giuridica. Art. 11 Il Presidente dell’Associazione ne ha la rappresentanza legale ed in giudizio con firma libera, tranne per quanto previsto dal successivo articolo. Il Presidente: — rappresenta in giudizio l’Associazione; — convoca il Consiglio Direttivo; — presiede l’Assemblea degli associati, tranne che questa non elegga un Presidente all’apertura della riunione; — designa, in caso di propria assenza o impedimento, il Vice Presidente, o in mancanza un membro del Consiglio Direttivo, che lo sostituisca nelle funzioni. In caso di incapacità del Presidente, il Consiglio Direttivo ne prende atto e le funzioni di Presidente, per la durata dell’incapacità, e fino alla convocazione dell’Assemblea degli associati nell’ipotesi di incapacità permanente o temporanea di non breve soluzione, vengono esercitate dal Vice Presidente o, in sua mancanza, dal membro del Consiglio Direttivo, diverso dal Segretario amministrativo, di età maggiore. Art. 12 Il Segretario amministrativo provvede alla cura delle incombenze amministrative dell’Associazione, redige il rendiconto annuale economico e finanziario e svolge ogni funzione che gli viene delegata dal Consiglio Direttivo. Per l’effettuazione di qualsiasi operazione finanziaria è necessaria la firma congiunta di due membri del Consiglio Direttivo, uno dei quali deve essere il Presidente o il Segretario amministrativo, così come per i prelievi dai conti correnti bancari o postali dell’Associazione, nonché per la traenza di assegni bancari, la sottoscrizione di vaglia cambiari e l’accettazione di tratte. Art. 13 Il Collegio dei revisori è nominato dall’Assemblea degli associati, qualora la stessa lo ritenga necessario. È composto di tre membri, con idonea capacità professionale, anche non associati, la cui funzione è controllare la correttezza della gestione, in relazione alle norme di legge e di statuto, predisponendo una relazione annuale in occasione dell’approvazione del rendiconto annuale economico e finanziario. Art. 14 Tutte le cariche sociali, ad eccezione dei membri del Collegio dei Revisori, possono essere assunte soltanto da associati ovvero da associati alle persone giuridiche, associazioni ed enti associati all’Associazione. Art. 15 Ai fini della redazione del rendiconto annuale economico e finanziario l’esercizio annuale si chiude al 31 dicembre. Entro il 30 aprile successivo il Consiglio Direttivo sottoporrà all’Assemblea il rendiconto annuale economico e finanziario relativo all’anno precedente. È vietata la distribuzione, anche in modo indiretto, di utili e avanzi di gestione nonché di fondi, riserve o capitale durante la vita dell’Associazione, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge o siano effettuate a favore di altre onlus che per legge, statuto o regolamento faranno parte della medesima ed unitaria struttura. Eventuali utili o avanzi di gestione devono essere impiegati esclusivamente per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse. Art. 16 L’Associazione favorirà il collegamento con altre onlus, se del caso anche organizzandosi con esse in una struttura unitaria. L’Associazione potrà stabilire, anche attraverso convenzioni, collegamenti con altre associazioni, enti ed organismi, soprattutto per la migliore erogazione dei servizi di natura legale, sanitaria, sociale, socio-assistenziale. L’Associazione riconosce il diritto della Conferenza Episcopale Italiana di designare un suo rappresentante ad intervenire alle adunanze dell’Assemblea degli associati. Art. 17 La Consulta giuridica è formata da giuristi designati dal Consiglio Direttivo ed ha il compito di fornire all’Associazione i supporti scientifici per il perseguimento dei suoi fini di tutela dei diritti civili. Art. 18 L’Associazione si estingue, secondo le modalità di cui all’art. 27 cod. civ. e, in ogni caso, quando il patrimonio fosse divenuto insufficiente rispetto agli scopi. In caso di scioglimento dell’Associazione, per qualunque causa, il patrimonio sarà devoluto ad altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale o a fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’art. 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, salvo diversa destinazione imposta dalla legge vigente al momento dello scioglimento. Art. 19 Per tutto quanto non previsto dal presente statuto si fa riferimento alle norme del codice civile e alle leggi in materia.
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